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Beh... In poche parole, credo che si sia reso conto che il
Nobel per la letteratura non può essere assegnato in nome di una metafora
con la quale si finisce alla teoria che non esistono né il tempo né lo spazio in un romanzo in cui
abbondano descrizioni di luoghi da romanzetto con le fatine. L'autore ha scelto di affidarsi in parte al fantastico,
in parte al realistico.
E il traduttore ci mette un po' del suo: qualche errore di ortografia, che non guasta mai, secondo la vecchia buona casistica che l'errore si nasconde anche agli occhi di ottimi correttori di bozze. •
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“Mi piace di più la mia scrittura,” dice il genietto, a bassa voce.
E, rubando una proverbiale espressione del Bibliotecario di Gnomello, aggiunge: “Modestia a parte, guardate e vedete che io...”
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